venerdì, maggio 19, 2006

La passione di Pasolini


Pier Paolo Pasolini (PPP), già il nome ha in sè una musicalità, un' armonia che ti cattura, che non può che affascinarti. E' stato brutalmente ucciso, rifutato dalla società, la stessa società che quotidianamente uccideva il sottoproletariato (i morti di fame letteralmente) e che egli invece invidiava perchè ultimo detentore, il sottoproletariato, della semplicità ormai persa. Insomma Pasolini come ha detto Moravia era un poeta "e di poeti ne nascono tre o quattro ogni secolo". Non voglio, però, parlare di Pasolini in generale e del suo ruolo nella storia culturale dell' Italia e del Mondo (non ho neanche le basi per farlo), ma voglio semplicemente consigliare a tutti la visione de "La Ricotta", terzo film (uno degli episodi di Ro.Go.Pa.G.) del regista. Ho avuto modo di vederlo recentemente e mi ha folgorato per la sua forza dirompente e per la semplicità con cui il poeta/regista assesta colpi allo stomaco della sua società. In questa mezz' ora di puro estro artistico si racconta la storia di "Stracci", una comparsa che "interpetra" il ruolo del ladrone buono sul set di un film sulla passione di Cristo. Stracci è un morto di fame e come tale è alla ricerca continua di cibo, vittima di una fame atavica, che caratterizza la classe sociale a cui egli appartiene. Nel corso del film egli regalerà alla famiglia il proprio cestino del pranzo (che spetta ad ogni comparsa), ne "prenderà" un altro travestendosi da donna, ma anche questo andrà perso. In ultimo riuscirà a comprare una ricotta e a mangiare tutto quello rimasto sul tavolo dell' ultima cena, mentre comparse e attori vari irridono il suo modo di ingozzarsi (o più probabilmente la sua posizione sociale). Mentre si gira la scena in cui Stracci ha persino una battuta ("Quando sarai nel regno dei cieli ricordati di me") egli muore sulla croce, non come un Dio, ma perchè "...non aveva altro modo di ricordarci che anche lui era vivo..."
E' questo quello che dice Orson Wells quando gli dicono che Stracci è morto; già, perchè Orson Wells interpetra il regista del film sulla passione e parla attraverso le parole di un altro regista (PPP).
All' interno del film, intervistato da un giornalista: "Che cosa ne pensa della società italiana?", Wells-regista-attore risponderà: "Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d'Europa" e ancora alla domanda: "Che cosa ne pensa della morte?" risponderà: "Come marxista è un fatto che non prendo in considerazione".
Al di là delle citazioni colte e dei messaggi forti, fortissimi, "La ricotta" è interessante anche per le trovate puramente cinematrografiche: Pasolini era ricco di idee e qui ce ne sono un bel po'. Guardando il film mi son venute alla mente affinità con alcune trovate di Kubrick, come l' autoreferenziazione. Infatti, Wells, in quella intervista di cui sopra, leggerà una poesia da un libro intitolato "Mamma Roma" e, se ricordate, il drugo Alex alla ricerca di dischi spulcerà vinili in un contenitore dove c'è in bella mostra la colonna sonora di "2001: Odissea nello spazio". Inoltre la scena in cui Alex amoreggia a doppia velocità con le due ragazze incontrate nel negozio di dischi mi ricorda i vari passaggi in cui "Stracci" viene mandato appunto a doppia velocità, come nelle scenette comiche di Chaplin, escamotage che Pasolini riprenderà in seguito con il Chaplin italiano (Totò) in Uccellacci e Uccellini, ma questa è un' altra storia.

1 commento:

Laura Matarese ha detto...

Pier Paolo Pasolini era un vero intellettuale, e si espresso in varie forme d'arte. Uno scrittore, regista, poeta...ha perfino avuto l'idea geniale di far cantare i titoli di testa in Uccellacci e Uccellini...!!