martedì, marzo 21, 2006

Concezione borghese e mercato dell' intrattenimento


Ultimamente mi sono ritrovato a riflettere sulla parola "collezione" e su tutto ciò che ruota attorno ad essa e da essa trae spunto, meditando così anche su alcune scelte pratiche che mi coinvolgono direttamente. In particolare sono partito dall' ovvia osservazione che la "collezione" è qualcosa che fa comodo a chi, nell' ingranaggio del mercato, si trova a svolgere la funzione del venditore, distributore ecc. Infatti, contando sul motto "Collezionali tutti!!!", si riescono a vendere molti più prodotti e questa è una trovata da parte del venditore che si può tranquillamente definire brillante.
Quando però questo meccanismo si inizia ad applicare a prodotti di natura artistica, allora, secondo me, vengono al pettine nodi difficili da districare. Parecchie volte ho sentito usare la parola collezione in ambiti che secondo me non dovrebbero riguardarla. Più volte mi si è detto: "Ho quasi finito la collezione dei dischi di questo artista". Lungi dal voler giudicare o sentenziare alcunché, voglio solo sottolineare l' aspetto che, secondo me, predomina in questi casi, cioè quello del possesso, che, spesso rischia di prevalere sull' aspetto prettamente artistico. Ho l' impressinone che si voglia esibire la collezione (di quadri, libri, dischi, film ecc.) come dimostrazione di ricchezza personale, che oltre ad essere economica, sia anche intellettuale. Arrivando ai paradossi, sono sicuro che molte persone si ritrovano in casa dei quadri, anche costosissimi, che magari non apprezzano, ma che esaltano ed esibiscono con sadico piacere, durante ricevimenti o semplici visite da parte di amici o parenti.
Pur essendo sostenitore del file-sharing e delle sue potenzialità, devo notare che da quando esso esiste, il fenomeno del "collezionismo" di dischi o altre opere di ingegno è aumentato, poichè non vige più l' onere di spendere per avere; il nuovo assurdo è che molte persone si ritrovano (per il semplice gusto di possedere) molte opere nel proprio computer che forse non ascolteranno/vedranno mai.

Vorrei autocriticarmi poichè posseggo dei dischi di cui forse non sentirei la mancanza, ma che essendo opera di gruppi a me cari, ho acquistato "a prescindere" dal contenuto.

1 commento:

Laura Matarese ha detto...

Effettivamente il concetto di collezione è diventato un fatto commerciale, cioè prima le collezioni private avevano ben altro carattere:si è creato attorno al desiderio di possedere determinate opere d'arte non, un commercio che ha spersonalizzato il collezionare e lo ha reso uguale per tutti, perchè è ovvio che le case editrici, ad esempio, lanciano tante offerte non per rendere più interessante la tua libreria, ma per farsi i soldi...
io ultimamente ho aderito alla collezione dei MERIDIANI MONDADORI venduti in edicola a metà del loro prezzo originario, ora è terminata la collana, ma la Mondadori, avida come sempre, sta proponendo tutti i volumi, che io decido di non comprare, magari tra qualche anno me la propone ugualmente ma a prezzo ancora più basso....
Boh...e questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda....